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Libri, giornali, fiori e pentole: la storia degli antichi e immortali "chioschetti dell'Ateneo"
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Libri, giornali, fiori e pentole: la storia degli antichi e immortali "chioschetti dell'Ateneo"

di  Giovedì 10 settembre 2020 6 min Letto 8.833 volte
BARI - Libri a basso costo per gli studenti appassionati di letteratura, pentole e piatti per i fuorisede, fiori e corone d’alloro per i laureandi, giornali e riviste per i ragazzi che si vogliono informare. È tutto ciò che è possibile trovare in vendita nei chioschetti di via Nicolai, arteria che costeggia il Palazzo dell’Ateneo, casa degli universitari baresi.

Da decenni e decenni questi immortali “street shop” rispondono alle necessità dei giovani che animano il luogo di studio, rappresentando nel contempo una singolarità all’interno del murattiano, quartiere caratterizzato da eleganti esercizi commerciali. Anche se in realtà da vent’anni a questa parte i chioschi hanno cambiato la propria immagine, adeguandosi a uno stile più sobrio e classico com’è quello dell’attiguo Ateneo.

Siamo quindi andati a trovare questi negozi situati “in mezzo alla strada” per conoscere la loro storia. (Vedi foto galleria)

Il nostro viaggio comincia nel prolungamento di via Nicolai, strada che prende il nome dall’area verde che costeggia: piazza Umberto. All’incrocio tra quest’ultima e via Sparano, si trova “Libri & Libri”, attivo dal 1943. Subito risaltano agli occhi il color grigio scuro, il tetto spiovente e lo stile antichizzato del chiosco, che ricorda alcuni edifici di inizio 900.

L’edicola è anticipata da un bancone sul quale sono esposti una serie di testi, oltre a qualche vinile. Dietro si sviluppa il coloratissimo prefabbricato pieno zeppo di volumi, tra i quali con fatica si apre un piccolo varco in cui trova posto il proprietario: il 58enne Beppe Iavarone.

«Tutto nasce dalla passione per la lettura che da sempre caratterizza la mia famiglia – racconta emozionato –. Nel 1990 ho infatti ereditato questa attività da mio padre Alberto, il quale a sua volta negli anni 70 l’aveva rilevata dal fondatore: il signor Fortunato».

Il commerciante ci mostra una foto in bianco e nero che vede il papà all’interno di un “locale” ben diverso da quello attuale, con un semplice tendone a proteggere il bancone. Infatti, come detto, il Comune all’inizio del nuovo millennio ha imposto ai chioschi di uniformarsi all’aspetto solenne del vicino Palazzo dell’Ateneo.
 
Prima del resto l’esercizio non aveva nemmeno un nome: ha assunto quello attuale nel 1994, quando Iavarone gli ha dato la stessa denominazione della sua libreria aperta nel frattempo in via Principe Amedeo. «Nel 2013 decisi però di chiudere quest’ultimo negozio: perché alla fine riscontravo più successo per strada – sottolinea il titolare –. Qui sono ancora libero di vendere libri fuori catalogo, a basso costo e addirittura usati, senza dover per forza proporre le nuove edizioni delle case editrici, attraendo così gli studenti che “abitano” l’Università».

Salutiamo Beppe e proseguiamo per qualche decina di metri. Superata sulla destra la saracinesca tristemente abbassata dell’ex cartoleria Favia, la strada prende il nome di via Nicolai. E qui sulla sinistra si susseguono, tutti su uno stesso isolato, gli altri “street shop” che circondano l’entrata secondaria dell’Ateneo.

Il primo è “Chiosco Flor”, fioraio presente sulla strada dal 1980. Il prefabbricato, anch’esso antichizzato e di color marrone, è tutto in vetro e lascia quindi trasparire l’interno colmo di variopinti fiori, vasi e piante. Nell’atrio che precede l’ingresso ci accoglie la 40enne Rosa Colucci, circondata da gerbere, curcuma, girasoli, lisianthus e celosie.

«Nel 1978 furono mio nonno Francesco e mia zia Carmela a dare il via all’attività, cominciando a vendere fiori in via Sparano, coperti da un semplice ombrellone – ci dice la proprietaria –. Due anni dopo, in seguito alle lamentele dei negozianti, furono però costretti a trovare una sede più stabile, trasferendosi qui. E fu in questo piccolo locale che, già da bambina, iniziai a imparare il mestiere. Esperienza che mi ha permesso tre anni fa di prendere il posto dei miei parenti per gestire tutto da sola».

Tra i clienti più frequenti ci sono naturalmente gli universitari. «La nostra fortuna è proprio quella di lavorare accanto all’Ateneo – sottolinea la donna –: tra le richieste più frequenti ci sono infatti bomboniere per lauree e corone d’alloro».

Accanto, sul marciapiede, si trovano sedie da spiaggia e sdraio: sono gli articoli estivi di “Casa Jò Trade”, luogo in realtà deputato alla vendita di stoviglie: pentole, piatti, tazze, insalatiere. Anche questo negozio risulta completamente rifatto: da un gazebo bianco si è trasformato infatti in un chiosco grigio scuro dal tetto spiovente in stile liberty.

«La vena commerciale ha sempre caratterizzato la mia famiglia – esordisce il 60 enne Giovanni Tisti, gestore dell’attività –. Nel 1940 fu mio padre Leonardo a cominciare a vendere come ambulante a Bari Vecchia e io a 7 anni iniziai ad affiancarlo. Nel 1979, ritrovandomi solo senza papà, decisi di stabilizzarmi aprendo una bancarella in via Nicolai dove ora vi è un garage, anche se mi discostai dagli oggetti da cucina per proporre orecchini e borse di cuoio, più semplici da trasportare».

Ma Giovanni non abbandonò mai il pensiero di riprendere l’attività del genitore e così nel 1986 ricominciò a offrire ai suoi clienti gli storici utensili casalinghi, spostandosi nell’attuale posizione. «In questi anni ho fatto leva soprattutto sul rapporto qualità-prezzo – precisa Giovanni –, giocando anche sulla clientela universitaria, dato che ci sono parecchi fuorisede che ne approfittano per comperare ottime stoviglie spendendo poco».

E salutandoci conclude: «Casa Jò Trade non finirà con me, visto che i miei figli Davide e Noemi si stanno già dedicando con passione a portare avanti la tradizione di famiglia».

Altra chiosco tramandato di generazione in generazione è quello dell’edicola dei giornali, che troviamo appena superato l’ingresso dell’Ateneo.

Si presenta come un vistoso tetto rosso sotto il quale, tra le riviste, spunta il viso del proprietario, il 66enne Paolo Tamburello. «Questo esercizio fu fondato dal mio bisnonno  Paolo De Santis nel 1940,  anche se fino a una quindicina d’anni fa era ubicato pochi metri più avanti, accanto al Palazzo Delle Poste – ci spiega l’uomo, subentrato nella gestione nel 1975 –. L’essere accanto all’Università è strategico: permette di rinnovare ogni anno la clientela».

E infine prima di arrivare all’ingresso del parcheggio situato sotto piazza Cesare Battisti, facciamo la conoscenza del 40enne Lorenzo.

Su un banchetto azzurro coperto da un ombrellone bianco, vende gli oggetti più disparati: occhiali da vista, torce, pile, cacciaviti, accendini da cucina e soprattutto orologi. Lui è qui da dieci anni, anche se è ancora un ambulante: ogni sera chiude tutto e sbaracca, in attesa un giorno di avere un chiosco tutto suo, come gli altri antichi “street shop” dell’Ateneo.

(Vedi galleria fotografica)
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I commenti (1)
Vito Petino
La strada è sempre palestra di piccole attività commerciali, che a volte diventano grandi. Nella Bari dell'8-900 i casi sono stati tanti...